sabato 11 giugno 2011

Berlinguer Vive! Dolce Enrico

"Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita." Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984)


Sono trascorsi 27 anni dall'undici Giugno 1984.

27 anni in cui il "Dolce Enrico" non ha potuto guidare il suo popolo. A scontare la pena maggiore, però, sono state le generazioni successive, che lo hanno conosciuto attraverso i racconti dei più grandi e più recentemente per mezzo delle piattaforme multimediali. Alcuni miei coetanei, pur nascendo molti anni dopo la sua scomparsa, ne hanno apprezzato i discorsi, le idee, la figura a cui non a torto Venditti dedicò una canzone intitolandola "Dolce Enrico". A 27 anni dalla sua scomparsa vedendo i filmati di quest'uomo, così straordinario, non può che affiorare il rimpianto per non averlo conosciuto e ancor di più nel constatare come al giorno d'oggi nessun politico italiano possa anche lontanamente mettersi a confronto.

Anche riflettendoci attentamente mi sembra impossibile quantificare le volte che ho visto il suo ultimo discorso. Era il 7 Giugno del 1984, Enrico si trovava a Padova per la campagna elettorale del Partito Comunista Italiano, la stessa che avrebbe restituito al combattuto partito il suo miglior risultato nella storia della Repubblica.

Commovente la visita in ospedale del Presidente Pertini e la presenza ai funerali di milioni di persone, giunte sul luogo da tutta Italia per salutare quello che definirei come l'ultimo leader.

Nato a Sassari da una ricca famiglia, appartenente alla nobiltà terriera, Enrico si iscrisse al PCI all'età di 21 e ne organizzò la sezione sassarese. Noto alla questura per il suo attivismo politico fu considerato tra i promotori di una rivolta del pane per la quale fu anche arrestato e trattenuto in carcere.

La sua storia politica successiva è ben nota. Enrico è stato uno dei leader della sinistra più amato e seguito. Certo non mancarono le critiche, in particolar modo per il compromesso storico, ma l'appoggio del suo popolo non gli mancò mai.

Uomo discreto, riservato, che allontanava i giornalisti che lo fotografavano durante le vacanze estive in compagnia della famiglia.

Politico attento, lungimirante, che lavorava fino a tarda notte nel suo piccolo ufficio.

Berlinguer fu deputato per cinque legislature, Segretario Generale del PCI, guidò la delegazione italiana dei Comunisti a Mosca, condannò la repressione sovietica della rivolta di Praga e intrattenne rapporti con quello che verrà definito l'Eurocomunismo, con i socialdemocratici e con i laburisti.

Da dirigente dei Giovani Democratici Messinesi e Siciliani non posso non tenere in considerazione le peculiarità di Enrico che ne fecero un attento osservatore delle vicende italiane, nonchè un fine intellettuale.
Fu lui ad immaginare un dialogo ed un rapporto con cattolici, laici e comunisti che avrebbe portato ad una crescita senza precedenti per la democrazia italiana. Venne definito "Compromesso Storico".

Non una semplice strategia elettorale per ottenere più vasti consensi, ma una reale comunanza di idee come testimoniato dalla ricca corrispondenza tra Enrico ed il vescovo di Ivrea, Monsignor Bettazzi.

Enrico denunciò l'occupazione dei partiti nei confronti dello Stato, delle Istituzioni, degli Enti Locali, di Previdenza, degli organi di stampa, degli istituti culturali, delle università, degli ospedali.

Era convinto che se la situazione politica italiana fosse rimasta immutata la gente avrebbe continuato ad avere sfiducia nelle istituzioni democratiche, demonizzando i partiti. Che le degenerazioni avrebbero allontanato il popolo dal movimento democratico dei partiti.

Era la cosiddetta Questione Morale, che oggi a distanza di 27 anni non è più un'emergenza, ma una realtà.

In conclusione mi piace ricordare Enrico con quel sorriso dolce e le sue idee di giustizia, uguaglianza, libertà.

Enrico manchi a chi ti ha conosciuto e manchi a chi non ha avuto quest'onore. Io ti ricordo con queste parole:
"Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita."



2 commenti:

  1. La curiosità mi ha portata qui; è meraviglioso vedere che, in un mondo che ultimamente fa tanto rumore per cose inutili, qualcuno ha ancora il piacere di presentare queste figure non con echi di encomi lontani, ma come proposte per una comprensione migliore del presente ed una speranza per il futuro. E magari informare chi, un po' per pura ignoranza, un po' per mancanza di tempo, come me, sa davvero poco della storia di questi italiani. :)

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  2. Ti ringrazio, non immagini quanto possa apprezzare il tuo commento che riflette esattamente l'intento dei miei post. Enrico, a mio avviso, come tantissime altre figure storiche, politiche, umane non necessita di una storicizzazione fine a se stessa ma di un attualizzazione. Lui immaginò il dialogo tra cattolici, laici, comunisti. Cosa che poi si è realizzata. Sempre Enrico ci parla di questione morale, che avrebbe allontanato i cittadini dalla politica demonizzandone i partiti. Oggi la sfiducia è al massimo. Io credo ci sia sempre qualcosa da imparare da questi uomini. Grande per il commento e se vuoi passa più spesso :)

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