
Oggi, 23 settembre 2011, ricorre il 26° anniversario di morte di Giancarlo Siani.
Ai più sconosciuto, Giancarlo Siani, era un giovane giornalista pubblicista. Appena 26 anni, compiuti qualche giorno prima il drammatico assassinio.
Appartenente ad una benestante famiglia napoletana Siani frequenta il Liceo Classico "Giovanbattista Vico" e proprio negli anni del licel matura la passione politica e l'impegno civile militando nei movimenti della sinistra studentesca. Diplomatosi si iscrive all'università e contemporaneamente collabora con alcuni periodici napoletani. Si occupa principalmente delle problematiche sociali, del disagio, dell'emarginazione. Comincia così ad interessarsi al fenomeno camorristico, al quale lega il disagio sociale come presupposto fondamentale per la creazione di serbatoi umani di manovalanza per la criminalità organizzata. Segue le vicende e le evoluzioni delle famiglie camorristiche, riconoscendone protagonisti e trame.
E' proprio questo il momento del passaggio tra il periodico "Osservatorio sulla camorra" ed il "Mattino" di cui è il corrispondente per Torre Annunziata. Giancarlo comincia a svolgere delle inchieste sui fenomeni della criminalità organizzata, studiandone la realtà e gli intrecci. I collegamenti con la politica, di cui la camorra stabilisce ritmi ed elezioni. L'inchiesta sugli appalti per la ricostruzione post-terremoto. Il contrabbando di sigarette, l'ascesa del boss Valentino Gionta.
L'attività giornalistica di Siani diventa per alcuni una minaccia; il modo di scrivere e l'accuratezza delle inchiesto lo rendono un personaggio scomodo, una radice da estirpare.
La condanna a morte arriverà il 10 giugno 1985, giorno di pubblicazione di un articolo relativo all'arresto di Gionta. A firmarla lo stesso Siani che nell'articolo descrive i rapporti tra il boss locale e Nuvoletta, referente campano di Totò Riina. Alla base dell'arresto di Gionta, infatti, c'è una soffiata da parte di Nuvoletta ai carabinieri. Soffiata dovuta alla volontà di porre fine alla guerra di mafia tra Nuvoletta ed un altro importante boss campano, per la cui risoluzione l'arresto di Gionta è fondamentale.
Per organizzare l'omicidio ci vorranno tre mesi, mesi in cui Siani non interromperà mai l'attività di giornalista nonostante le intimidazioni.
Il drammatico omicidio avverrà la sera del 23 settembre 1985. Siani stava tornando dalla redazione del "Mattino" quando, sotto casa, venne freddato da due sicari di Nuvoletta.
Giancarlo Siani per lungo tempo, nonostante la giovane età è stato esempio e simbolo per una realtà chiusa ed impaurita come Torre Annunziata. Di lui purtroppo si conosce ancora troppo poco ed è solo grazie ad un film recentemente girato che la sua storia ed il suo nome sono oggi simbolo di coraggio ed impegno.
Siani non si fermò alle inchieste, all'attività di giornalista che ricerca la verità,affiancò l'impegno sociale. Egli fu tra i primi portavoce dei movimenti anti-camorristici portando la propria testimonianza ovunque si trovasse, partecipando ad iniziative e seminari, andando nelle scuole, esponendosi in piazze e lughi istituzionali.
Personalmente sono molto affezzionato alla figura di questo giovane, grande uomo che rispecchia le parole di Borsellino quando si augurava che la gioventù negasse alla mafia il proprio appoggio. Giancarlo lo ha fatto, impegnandosi in prima persona, da giornalista, da cittadino, da ragazzo che rifiuta un sistema fatto di violenza, appalti truccati e silenzio.
Oggi vorrei che a ricordarlo fossero in molti. Che lo facessero ovunque si trovino, spendendo anche solo un minuto per riflettere e onorare un compagno ideale che se n'è andato, ma il cui esempio splenderà sempre come un faro nella notte. Un ragazzo di 26 anni a 26 dalla sua scomparsa.
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